Molto spesso per ritrovarsi in un luogo incantato non è necessario andar lontano. Non troppo, almeno. Attorno a Pavia, per esempio, si snoda la strada più bella del mondo. E’ un percorso di circa 60 chilometri, frequentato ad ogni ora da ciclisti di ogni età e genere, interamente in pianura, adatto alle prime sgambate di stagione, alle giornate di primavera quando gli uccellini cinguettano e il cielo di Lombardia è bello quando è bello e riflette il blu sullo specchio delle risaie. Oppure alle prime giornate d’autunno quando la luce calda indora di sguincio le rogge, a una domenica rilassata da pedalare fischiettando. Adatto a un giorno in cui volete riconciliarvi con il mondo. Il percorso parte da Pavia, ricalca per un tratto la via Francigena, percorre strade arginali e secondarie, costeggia le anse sinuose del Ticino, il bellissimo fiume azzurro che lambisce la città, attraversa le terre dei Visconti e degli Sforza zigzagando attraverso le vecchie cascine, regalando incanto e meraviglia. Vi proponiamo un percorso ad anello, con una deviazione che caldeggiamo per un affondo lomellino tra le risaie che è tutta una poesia. Vi consigliamo di partire dalla città a metà mattina, imboccando la strada arginale che da maggio a settembre serpeggia in posizione panoramica tra le risaie inondate d’acqua: è il mare a quadretti. Sulla destra vi ritroverete il Ticino con i suoi bellissimi scorci.

Nel caso le temperature fossero già un po’ elevate dalla primavera fino all’autunno potrete fare una sosta per un caffè in due piccole taverne sul fiume. Una in località Cantarana dove è anche possibile pranzare (“I Mal Trà Insema”, che potremmo tradurre con “I mal assortiti”), in posizione ben ombreggiata tra gli alberi nel cuore del Parco affacciata su una grande ansa del fiume e una in località Canarazzo (il “Civico Zero”, dove è possibile uno spuntino veloce), con un bell’affaccio sull’acqua. Proseguendo, troverete un altro punto di ristoro a Parasacco, “Da Pasquale”, dove potrete sollazzare il gozzo (ma attenti che poi il fegato telefona, come diceva Beppe Viola!) con le bottine, un prelibato e raro pesciolino che vive solo in acqua di sorgente ed è ottimo fritto,  come le rane, e con altre ghiottonerie del territorio.

Il Ticino è luogo di transito e di sosta per moltissime specie di uccelli: pedalando vedrete alzarsi in volo la nitticora, la garzetta e l’airone cenerino e molte altre specie che da marzo a luglio nidificano nelle garzaie. Fra le canne, vicino alle rive e agli specchi d’acqua secondari vedrete nuotare placide le anatre, lo svasso maggiore, la gallinella d’acqua e la folaga. Sul greto del fiume e sulle isole, fra i ciottoli, vi stupiranno le evoluzioni della rondine di mare, del fraticello, del piro-piro piccolo.

Lasciato il primo tratto di strada arginale, verso Zerbolò ci si addentra nel territorio delle risaie. In questo tratto,  incontrerete numerose cascine, splendide testimonianze di un passato contadino: la Cascina Venara con le sue cicogne, la Cascina Guasta, la Cascina Freddo, la Cascina Occhio, la Cascina Comuna, la Cascina Magnona, la meravigliosa Cascina Vignazza con la ruota del mulino e le ortensie fiorite che si specchiano sull’acqua. Questo è il regno degli anfibi e dei rettili: le rane verdi che frequentano gli stagni, i fossi e le risaie, la raganella, il rospo comune, il rospo smeraldino. E qualche biacco, che serpeggia lungo la strada. Ma anche le lepri, le nutrie, i tassi, gli scoiattoli e persino qualche cinghiale.

Questo tragitto, a partire da Parasacco, devia dall’anello circolare ma è uno dei tratti più belli per cui vi suggeriamo di percorrerlo senza indugio alcuno per pedalare lungo la stretta strada lambita dalla splendida roggia Castellana, che nasce a Vigevano e solca la pianura fino a San Martino Siccomario. La luce riflessa sull’acqua, le alghe piegate dalla corrente, le risaie tutto attorno, le danze delle elegantissime  libellule e delle numerose farfalle valgono la pena di questa deviazione. L’ultimo tratto del percorso è tra i boschi e in lieve salita sul gradino geomorfologico che divide il terrazzo fluviale dal fondovalle del Ticino e ci conduce a Borgo San Siro, in Lomellina. La pianura posta al di sopra di questo terrazzo ha subito nel corso dei secoli i maggiori rimaneggiamenti da parte dell’uomo, soprattutto con l’abbattimento delle foreste per far posto alle coltivazioni. Il fondovalle, a causa dei suoli poco fertili e della ghiaia affiorante, ha resistito a queste trasformazioni, mantenendo le proprie caratteristiche naturali e contribuendo, in questo modo, al mantenimento di una ricca biodiversità ambientale. In questa “terra alta” di Borgo San Siro ci meritiamo uno degli squisiti pasticcini prodotti dal negozio di alimentari che affaccia sulla chiesa. Provare per credere. E di nuovo pronti, partenza, via e pedalare.

Tornati a Parasacco, con gli occhi pieni di bellezza e un po’ di chilometri sulla gambe è quasi il tempo di una sosta. Dirigetevi allora con decisione verso Bereguardo, per un passaggio emozionante sul ponte delle barche, uno degli ultimi e rarissimi esempi di ponte di chiatte in Italia, costruito come opera provvisoria alla fine dell’ottocento e sopravvissuto ad entrambe le guerre mondiali. Le barche inizialmente erano in legno, quelle attuali sono chiatte in cemento. Il ponte segue la portata del fiume, quando il livello d’acqua si alza le barche galleggiano. Poco oltre il ponte, dopo una bella salita, vi aspetta il meritato ristoro. Vi suggeriamo di scegliere il Ristoro delle Cascine Orsine, di proprietà di Giulia Maria Crespi, una realtà a totale produzione biodinamica dal 1976. Pedalando attraverso una strada bianca immersa tra boschi di querceti misti (farnia, olmo, carpino, pioppo nero) vi troverete in uno splendido contesto rurale, tra le marcite.

Dopo il ristoro è infine il tempo del ritorno. Costeggiando la riva sinistra del Ticino ci dirigiamo verso Pavia, percorrendo per buoni tratti una pista ciclabile nei dintorni di Torre d’Isola. Ultima tappa suggerita è a Santa Sofia, frazione di Torre d’Isola, luogo legato al mito di fondazione della città di Pavia, collocato sulla “strada della Lomellina” che in epoca romana collegava la Gallia con Torino e Pavia. In epoca medioevale S. Sofia si dotò di un porto sul Ticino a difesa della città di Pavia che la fece diventare un importante snodo di scambi commerciali e nel XIII secolo divenne un libero comune, poi soppresso nel 1841. Secondo la tradizione popolare Santa Sofia era nota come “Luogo della Sapienza Divina” per la presenza di una sorgente d’’acqua alla quale erano attribuiti poteri magici. Vi consigliamo di gettare uno sguardo alla piccola chiesa di campagna sconsacrata dedicata a Santa Rita da Cascia, che sorge su un terrazzo panoramico della valle a ridosso delle acque del fiume. Il terrazzo domina le acque del fiume Ticino da un’altezza di 20 metri. A Santa Sofia si accampò Carlo Magno negli anni 773-774, quando assediava Pavia. Fu in tale occasione che si narra che costruì la cappella, con le sue stesse mani (l’edificio attuale è una ricostruzione della fine del sec. XVI). La cappella è in una posizione panoramica che domina un’ampia ansa del Ticino ed è stata restaurata negli anni Novanta. Ancora pochi chilometri e siete a Pavia.

Pensavate davvero che pedalare in pianura potesse essere noioso? Non lungo la strada più bella del mondo.

La mappa del percorso sulla strada più bella del mondo la trovate qui.